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Chi Siamo

Nel 1989 Graziella inizia a raccogliere un piccolo numero di cani dalla strada e ad accudirli in una recinzione costruita alla meglio sul terreno generosamente messo a disposizione da Marco nei pressi di una vecchia abitazione rurale.
All'inizio i cani erano trenta, poi cominciarono ad aumentare. Arrivarono così piccole donazioni, sotto forma di indumenti e cibo, ed anche la collaborazione di giovani e meno giovani, tutti ovviamente volontari.
Nel 1992, grazie alla presenza attiva di queste persone, i volontari si riunirono in una associazione: l'ANITA appunto.
Da allora è iniziato un grande lavoro di costruzione e mantenimento di una struttura che ospita oggi circa duecento animali abbandonati. Per motivi di igiene e di spazio, nel 1994 si è deciso di costruire - con un'autotassazione da parte di alcuni soci - una nuova struttura, ultimata nel luglio del 1995 e dedicata alla Signora Mirella Orselli, che ha generosamente contribuito alla nostra causa.

Il rifugio, attualmente, contiene 28 box divisi in 3 batterie dotate ognuna di un'area sgambatoio dove i nostri amici escono almeno 2 volte al giorno, ha un ampio spazio verde, dove vivono in libertà i cani più socievoli .

E'stata realizzata una nuova cucina più luminosa e spaziosa, usufruendo di uno spazio prima non disponibile e la vecchia cucina è stata adibita a ricovero degli animali più bisognosi di cure.

In questi anni è stato fatto un grande lavoro, grazie al contributo quotidiano di uomini e donne volontari, che si alternano durante la settimana in modo da coprire ogni giorno tutte le attività.

E' un lavoro duro, per un cane che trova una famiglia, ne arrivano altri, a volte abbandonati nella notte.

Le spese mediche sono molto alte e quasi tutte finanziate dall'Associazione o dai soci stessi.
Le storie che si intrecciano, al nostro rifugio, sono tra le piu’ incredibili. Dal cane che troviamo con ancora la catena al collo, in condizioni di totale deperimento, al limite della sopravvivenza, al cane a cui, qualcuno, ha voluto tirare acqua bollente, al lupetto abbandonato al cancello del canile, con le gambe posteriori paralizzate per via di un pallino di gomma, sparato, chissa’, magari per gioco da qualche ragazzino.
Chiediamo aiuto, quindi, da qualunque parte arrivi e sotto qualunque forma.
Grazie a tutti coloro che potranno aiutarci (o anche soltanto pensarci).
Ciao !

Approfondimenti

Statistiche del Canile:

 

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